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IDEATO E DIRETTO DA

  Ugo Bentivegna

 

locandina_refugees




Letture a cura di:
Claudia Koll
Valeria Contadino
Ugo Bentivegna 


Aiuto regia: Letizia Dalla Nora


Con la Partecipazione di:
Agnese Allegra (ballerina/cantante)
Enrica Arcuri (cantante)
Vito Blasi (coreografo/ballerino)
Marco Ciardo (compositore/musicista)
Stefano Grillo (attore)


Luci e fonica:
Silvia Crocchianti


Si ringrazia per le immagini:
IAQUONEATTILII STUDIO

per i costumi e scenografia:
Erminia Palmieri


Liberamente tratto da:
“La notte della fuga”
edito da: Avagliano editore
adattamento testi: Donatella Parisi


“Refugees” è uno spettacolo che vuole dare voce a coloro che voce non hanno: i Rifugiati. Questo termine, spesso usato impropriamente, racchiude diverse tipologie di persone note e sconosciute, ma pur sempre esseri umani segnati da un destino avverso.

“Refugees” attraverso quattro storie vere tratte dal libro “La notte della fuga”, edito da Avagliano Editore e curato dal Centro Astalli, vuole arrivare a rappresentare simbolicamente la figura del rifugiato tipo. Dopo una stretta collaborazione con la scrittrice, Donatella Parisi, è sembrato opportuno riadattare con la stessa, per una migliore fruizione teatrale,le storie selezionate che vedono protagonisti deiragazzi provenienti dal Kurdistan, dalla Colombia, dalla Mauritania e dalla Repubblica Democratica del Congo, giunti a Roma e legati dallo stesso destino.

“Refugees” racchiude prosa, danza, canto, musica e immagini che fondendosi insieme costituiscono una rappresentazione capace di aiutare lo spettatore a riflettere e a immedesimarsi.

Lo spettacolo si apre in una atmosfera di buio e di silenzio interrotta da una “voce” che intona il famoso brano “Gracias a la vida”. Suoni, corpi, silenzi e immaginiintroducono i protagonisti della rappresentazione. Segue un excursus storico di rifugiati celebriaffidato alla voce dell’attrice Valeria Contadino (attraverso una breve biografia di rifugiati celebri, come Miriam Makeba, Isabelle Allende, Albert Einstein,  Rudolf Nureyev, Cristo).

Corpo dello spettacolo sono le quattro storie lette dai due attori, Claudia Koll e Ugo Bentivegna, accompagnate da brani suonati dal vivo al pianoforte da Marco Ciardo,intervallate dalla voce di Enrica Arcuri che canta canzoni tipiche dei paesi di provenienza dei rifugiati e dalle coreografie di Theodor Rewyler.

Al giovane attore Stefano Grillo è affidata unabreve descrizione statistica del processo migratorio in Italia e nel mondo, evidenziando come sia di forte attualità un fenomeno universale che trova le sue radici nel lontano passato.

Ed è al passato che si rifà un’ultima storia, l’unica ad essere interpretata e a trovare origine dalla fusione di alcune testimonianze dello scorso secolo.

Ad interpretare Maria, protagonista della storia, è l’attrice Valeria Contadino che ci riporta alla figura dell’italiano emigrante in Argentina nei primi anni del Novecento, come metafora dell’attuale esodo al quale assistiamo tutti i giorni con gli sbarchi a Lampedusa.

Il racconto arricchito dal suono del pianoforte ed accompagnato da passi di danza si traduce nella scoperta della protagonista di una sorta di ritmo, un “ritmo della vita”, che coinvolge non solo le persone immigrate o autoctone, ma l’intero genere umano.Sentire questo ritmo è sentirsi partecipi di una comunità che è quella umana (perché se le musiche sono connotate culturalmente, il ritmo è universale), e la pulsazione che sente Maria è quella di un’appartenenza che coinvolga tutti e che dia un’identità generale capace di accogliere le differenze di ciascuno (come risposta al suo forte senso di nostalgia di ciò che era ed aveva, e d’incertezza, di ciò che ancora non si è e ciò che ancora non si ha).

Suoni e passi al termine del racconto si trasformano in un ballo: il tango. Quest’ultimo, le cui origini coincidono con il racconto, è l’espressione visibile di una fusione armoniosa di musiche e di danze che si traduce in quel “ritmo” di cui narra la storia.

Lo spettacolo si conclude con un inedito reportage fotografico di Antonio Parrinello che con la sua sensibilità artistica ci racconta gli sbarchi degli immigrati di Lampedusa, le toccanti foto sono accompagnate dalle note di. “Gracias a la vida”.